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Sentinelle e costruttori di ponti                                                    da il Maestro nn. 5-6/2017

 

Giuseppe Desideri

 

All’indomani dell’ultima Conferenza nazionale del quadriennio, importante tappa di riflessione per il percorso precongressuale, sembra giusto sottolineare la preoccupazione comune a chiunque abbia a cuore il bene associativo di come porsi, quali soci dell’Aimc, di fronte alla complessità sociale e culturale dell’oggi e del prospettato futuro che si ripercuote, inevitabilmente, sulla scuola e sulla professione. 

Come orientarsi in tale complessità, come interpretare il ruolo di appartenenti a un’associazione professionale di identità cattolica?

Due mission sono emerse dall’ampiezza e ricchezza della riflessione. Due mission traducibili in immagini ben definite che, non a caso, sono direttamente riconducibili a due inviti pressanti rivolti dal Santo padre ai laici: essere “sentinelle” e “costruttori di ponti”.

In che senso? Dobbiamo essere con le antenne ben vigili nell’oggi, quindi essere attenti osservatori delle cose che succedono, perché mentre noi facciamo le analisi il contesto cambia e, quindi, dobbiamo fare una nuova analisi, entrano in gioco variabili diverse (lo stiamo vedendo: i decreti hanno aperto alcune variabili, altre situazioni creano altre variabili, si verificano tutta una serie di fattori che interagiscono e rendono complesso anche il solo interpretare il nesso di causalità).

Viviamo pienamente il cosiddetto effetto “butterfly”: un provvedimento, un’azione provoca un’onda lunga di processi che produce effetti che dal micro vanno al macrosistemico.

Prendiamo l’esempio della nuova previsione di gestione del segmento “zero-sei” introdotto dal Decreto susseguente la Legge 107/2015. La previsione normativa, che introduce una specifica qualificazione professionale per gli educatori dello 0-3, ha come onda lunga di inferenza il dibattito sul ruolo unico docente che, soprattutto negli ultimi tempi, l’Associazione sta tentando di ri-alimentare tra varie e notevoli resistenze.

Viviamo su diversi e diversificati versanti situazioni in cui dobbiamo ridefinire continuamente la rotta (mentre stiamo guidando l’automobile ci “spostano” l’autostrada) e dobbiamo essere bravi a contestualizzare in progress. È un vero e proprio “cantiere” per costruire ponti. Una pluralità di ponti verso mondi a noi prossimi, ma anche più distanti.

Ponti verso: la famiglia che sicuramente è universo complesso con cui vogliamo e dobbiamo confrontarci. Vediamo i lati deboli della famiglia, ma se ci decentriamo e ne assumiamo i parametri di lettura, vestendo i panni di genitori, riusciamo a vedere i lati deboli e le criticità della scuola, della funzione docente, della professionalità docente.

In mezzo c’è un altro soggetto verso cui tendere un ponte: è l’alunno, lo studente che è nativo digitale, portatore di problematiche varie, bambino o adolescente dell’oggi. Come essere contemporanei a loro con la proposta formativa, con i mezzi educativi, con la significatività dell’apprendimento?

Cambiano i versanti, cambiano le dimensioni e, come Associazione, non possiamo che tendere ponti verso le altre associazioni, le organizzazioni sindacali, i nuovi movimenti e gruppi organizzati e semiorganizzati di colleghi e futuri colleghi. Con tutti abbiamo fili che ci uniscono e altri elementi identitari che, logicamente ,ci distinguono, ma sull’attenzione allo studente, alla professione oggi esistono meno distanze di una volta.

Oltre a questo, il ponte verso l’Accademia. Nella nostra lunga storia abbiamo vissuto varie stagioni di rapporti con il mondo dell’università. Oggi stiamo cercando di valorizzare le diverse specificità del sapere accademico e di quello professionale in una sinergia che porti, per esempio in quella iniziale, a promuovere una formazione equilibrata e completa del futuro professionista di scuola.

Altro ponte è quello verso i territori, nel senso che la specificità dell’AIMC, le quattro dimensioni storiche dell’AIMC sono sempre state quelle dell’essere docenti, essere soci in un corpo associato, essere laici impegnati, essere cittadini.

Per costruire ponti la cosa fondamentale sono le fondamenta. I pilastri di partenza quali sono? Sono i nostri tratti identitari, la nostra laicità impegnata, forte, consapevole che parte logicamente dal Magistero della Chiesa, analizza, studia, riflette, supporta e dà anche basi per la riflessività.

Sempre sui nostri tratti identitari, che sono le fondamenta da cui partiamo per gettare ponti logicamente verso gli altri, c’è il socio, dell’essere un corpo associato e, quindi, il rapporto fra centro e periferia, fra territorialità e nazionalità, fra partecipazione e rappresentatività, che è un problema oggi generalizzato.

Si tratta di attuare una riflessività seria, superando idee e interessi personali, andando verso il bene comune e cercare la strada migliore per la nostra Associazione oggi e per il futuro.

Sarà vero cantiere di democrazia associativa se saremo impegnati in maniera forte e consapevole a tutti i livelli, perché solamente nel collegamento tra territorio e nazionalità riusciamo ad avere il quadro della nostra associazione che è l’Associazione Italiana Maestri Cattolici.

La nostra attenzione, il nostro sforzo devono essere quello di avere coraggio, che significa non dare niente per definito, coraggio delle idee, creatività, coraggio di pensare che, forse, l’idea dell’altro può essere anche migliore della mia o che, probabilmente, l’idea dell’altro unita a una parte della mia idea può essere un’idea diversa dalle due e migliore.

Attenzione, però: le idee hanno bisogno del piano di fattibilità perché se no restano belle idee, ma non cambiano, solo sull’idea non si cambia, il mondo cambia quando un’idea si realizza.

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