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Il tempo del Noi                                                                    (da il Maestro nn. 3-4/2017)                               

Giuseppe Desideri

Nel gennaio 2018, l’Associazione Italiana Maestri Cattolici terrà il proprio XXI Congresso nazionale. Meno di un anno, quindi, ci separa da quello che è il contesto di incontro, confronto, scelta principale previsto dal nostro Statuto.

È un’occasione importante, fondamentale per la nostra Associazione. Lo è certamente il Congresso nazionale in sé, ma lo è proprio in quanto parte di un processo che è nazionale, che coinvolge tutti i territori e tutti i soci.

Molte volte abbiamo riflettuto nel passato e nel presente, in Consiglio nazionale ma non solo, su senso e validità della nostra organizzazione democratica, statutaria che vede, nella procedura congressuale, il suo significato e coronamento maggiore. Ci siamo detti più volte che la nostra organizzazione è figlia di altri tempi, di un mondo diverso, non meno difficile, ma non altrettanto complesso.

Se confrontiamo il nostro modello di democrazia interna con quello di altri corpi associati ci rendiamo conto che è figlio di un’idea di partecipazione rappresentativa che, oggi, è messa in discussione a vari livelli, soprattutto nella riflessione e nel dibattito politico e movimentista.

È innegabile che, nonostante le varie modifiche e gli adeguamenti apportati nei decenni allo Statuto, l’impianto complessivo sia quello originario, derivato dal modello politico post dibattito costituzionale.

È un modello complesso? È oneroso in termini di tempo e risorse? Necessità di un supporto burocratico significativo? A queste domande non si può che rispondere affermativamente. C'è un modello migliore verso cui dirigersi? A questa domanda, invece, non è facile rispondere.

La democrazia partecipativa ha un costo in termini di tempo e risorse impegnate. Soprattutto, in un’Associazione come la nostra a trazione “territoriale”. Alla base dell’AIMC c'è la sezione che è il luogo dove si svolge prevalentemente la vita associativa del socio. Essere socio AIMC significa vivere la propria appartenenza soprattutto nella dimensione comunitaria dell’Associazione.

Il singolo è risorsa e ricchezza, ma è nella dimensione comunitaria, collaborativa e cooperativa che esercita la propria dimensione associativa. Per questo motivo, al centro c’è la sezione e il nostro Statuto prevede che proprio dalla sezione parta l’iter congressuale in un meccanismo di partecipazione delegata e rappresentativa. Ed è per lo stesso motivo che è proprio dalle sezioni che devono partire le proposte di modifica allo Statuto.

La democrazia associativa si basa sull’assunzione di responsabilità di ciascuno: responsabilità nello scegliere da chi farsi rappresentare; responsabilità nel farsi scegliere per rappresentare gli altri. Di livello in livello a cambiare è il grado di responsabilità, ma resta l’importanza dello scegliersi e farsi scegliere.

In un corpo associato complesso fondato sulla totale gratuità e volontarietà dell’impegno è possibile, anzi probabile, che ci sia difficoltà a trovare soci che si propongano per assumere incarichi. Soprattutto a livello sezionale dove l’impegno è costante.

Se si percepisce il ruolo, la funzione a cifra individuale, il timore ad assumere responsabilità può allontanare i soci. Se invece, come deve essere, i ruoli, soprattutto quelli apicali, vengono percepiti e, soprattutto, vissuti dall’intera comunità associativa nella condivisione della responsabilità e nell’ottica del gioco di squadra, nessuno si sente solo e sa che, nel momento del bisogno o della difficoltà, non resterà mai da solo.

 

Giuseppe Desideri

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