![]()
![]()
Educare alla cittadinanza nella scuola dei piccoli
Si è svolto a Torino dall’11 al 13 marzo 2010 il XVII Convegno nazionale servizi educativi dedicato all’infanzia e ai diritti dei bambini, riconosciuti anche a livello internazionale, la cui esigibilità, però, solleva ancora una serie di problemi e interrogativi.
L’Aimc, a nome del Coordinamento nazionale per le politiche dell’infanzia e della sua scuola, ha presentato una relazione sul tema della cittadinanza, assumendo come orientamento sostanziale l’ ”interesse superiore del bambino”.
Il Coordinamento, nella sua esplorazione sugli aspetti promettenti e su quelli problematici di un corretto approccio all’educazione alla cittadinanza nella scuola dei piccoli, ha seguito due piste di riflessione, focalizzando l’attenzione sugli elementi costitutivi di una “asimmetria positiva” nella relazione adulto/bambino e sugli standard di qualità di un contesto scolastico in cui ogni bambino, accolto nella sua unicità, può sperimentare “l’esercizio diretto” dei propri diritti.
In allegato, la relazione
![]()
Concluso il XIX Congresso nazionale
Eletto il nuovo Presidente nazionale: Giuseppe Desideri
A termine del XIX Congresso Nazionale “Per educare a vivere. L’Aimc scommette sul professionista di scuola”, svoltosi a Roma dal 2 al 5 gennaio 2010, un comunicato dell’Ufficio Stampa Aimc ne evidenzia aspetti, momenti ed esiti più rilevanti.
In allegato, il comunicato stampa
![]()
Qualità e politiche per l’infanzia
Il documento allegato costituisce una elaborazione condivisa del Coordinamento Nazionale per le Politiche dell’Infanzia e della sua Scuola.
Esso è stato acquisito dalle associazioni e organizzazioni costituenti con l’obiettivo specifico di rilanciare il sostegno alla qualificazione della scuola dell’infanzia e delle realtà in cui la cura, l’educazione, l’istruzione e la formazione dei bambini vengono perseguite.
L’impegno del Coordinamento prosegue in questa direzione ormai da quindici anni, e viene rimarcato in questa fase di importanti trasformazioni del complessivo sistema di istruzione e formazione.
A queste la scuola dell’infanzia è chiamata a fornire il proprio contributo di esperienze pedagogiche e di identità culturale, che rischiano, però, di essere fortemente compromesse dal ripristino degli anticipi, tanto più in assenza di adeguate risorse strutturali e professionali.
Si tratta di un patrimonio da non disperdere, bensì da valorizzare e implementare con l’apporto di operatori, esperti, genitori e quanti vorranno fornire elaborazioni e proposte, atte a conseguire gli obiettivi delineati.
Il documento rappresenta l’impegno delle associazioni e delle organizzazioni che lo hanno sottoscritto a operare concretamente per il loro raggiungimento e a sostenere azioni e nuove iniziative che, a partire dal novembre 2009, saranno promosse per rendere operativi gli impegni condivisi.
![]()
Lettere aperte
Sulla base dell’ascolto attento della scuola e dei suoi professionisti e dell’avvertita esigenza di condividere con i genitori nodi problematici che caratterizzano l’avvio dell’anno scolastico, il Consiglio Nazionale e la Conferenza dei Presidenti regionali Aimc indirizzano due lettere aperte rispettivamente a docenti e dirigenti scolastici e ai genitori.
Duplice l’intento:
- ricollocare educazione e scuola al centro dell’attenzione del Paese;
- richiamare i decisori politici all’impegno affinché la scuola possa esercitare effettivamente l’autonomia di cui è titolare, a partire dalla adeguata disponibilità di risorse umane e mezzi finanziari.
In allegato: lettera ai professionisti della scuola e lettera ai genitori
![]()
Due appuntamenti di responsabilità
Solidarietà, partecipazione e prossimità sono impegni quotidiani per ogni persona che intenda esercitare autentica cittadinanza. Lo sono ancora di più per i soci Aimc, che hanno fatto del “prendersi cura” quasi il segno distintivo del loro agire in ogni campo.
Nei giorni prossimi due opportunità straordinarie ci verranno incontro come occasione favorente tale concreto esercizio:
- 31 maggio 2009 data che la CEI ha individuato come giornata di generosità a favore soprattutto di chi è stato colpito dal terremoto
- 6 e 7 giugno 2009 data delle votazioni per il rinnovo del Parlamento europeo.
La presidente nazionale ci ricorda con forza appassionata questi due appuntamenti di uguale responsabilità, pur su piani diversi, in un APPELLO che richiama i faticosi valori della solidarietà e della democrazia.
![]()
Un terremoto senz’anima
Molti i motivi di “affanno” che si registrano nella scuola anche in prossimità della chiusura dell’anno scolastico e che si riflettono sulle modalità del quotidiano fare scuola:
- mettere in campo azioni sulla base di regolamenti ancora a livello di schema, quindi senza ragionevoli certezze
- gestire il divario fra le aspettative delle famiglie circa le diversificate opzioni di tempo scuola e la reale offerta
che gli organici consentono
- proiettarsi in un anno scolastico prossimo venturo dove cesseranno le compresenze e, quindi, tutte le flessibilità organizzative e gli arricchimenti dell’offerta formativa che potevano consentire
L’Aimc, in un documento congiunto del Consiglio nazionale e della Conferenza dei presidenti regionali, segnala, a chi decide, la situazione di disorientamento che deriva dalla non visibilità del progetto culturale che sostiene il “terremoto” rappresentato dall’intero dei cambiamenti innescati e chiede che non si proceda più a forza di circolari a validità annuale, che danno il senso della precarietà.
![]()
Gli insegnanti vogliono essere educatori
La norma inizialmente prevista nel “pacchetto sicurezza”, che ha fatto parlare di presidi e insegnanti spia, ha preoccupato non poco le associazioni professionali, in quanto configurava una palese violazione dei diritti dell’infanzia.
Si registra, ora, con soddisfazione, il ritiro della norma stessa, ristabilendo il principio che il diritto all’istruzione è diritto umano e, in quanto tale, precede la cittadinanza.
In allegato il comunicato congiunto di Aimc, Cidi, Fnism, Legambiente Scuola e Formazione, Mce, Uciim
![]()
L'Aimc sulla formazione iniziale dei docenti
Il Gruppo di lavoro presieduto dal prof. Israel ha messo a punto una proposta per la formazione iniziale dei docenti. L'Aimc è stata fra i soggetti interpellati dal Miur in proposito per "avere un'opinione e indicazioni di possibili percorsi, aggiustamenti e integrazioni".
Il documento predisposto dall'Associazione, che prende in esame i nuclei essenziali di una griglia fornita, è articolato in:
- una premessa;
- osservazioni su tre nuclei tematici:
laurea magistrale
tirocinio formativo attivo
formazione iniziale, reclutamento, formazione del personale
- una proposta originale "targata Aimc" che riprende la lunga elaborazione associativa in merito, iniziata quando era ancora in forse la necessità della laurea per i docenti di tutti gli ordini di scuola. Un grafico propone visivamente l'articolazione del percorso proposto e alcune note esplicative ne facilitano la comprensione.
Prenderne visione può rendere più agevole sia cogliere il punto di vista dell'Aimc sia farsi un'idea propria su aspetti che può sembrare riguardino solo i docenti di domani, ma hanno invece un riflesso diretto e immediato sull' essere professionisti nella scuola di oggi, appartenenti a una comunità professionale, animati da passione educativa e da tensione democratica ed etica.
In allegato il testo integrale del documento.
![]()
Quale futuro per la scuola? Quale scuola per il futuro?
Il CN Aimc nella seduta del 7-8 febbraio 2009 ha approvato un pronunciamento sulla situazione della scuola oggi e sulle prospettive di futuro.
Il documento si articola in tre punti:
- clima che si vive (il presente, ossia il "dove" operiamo)
- chiave di lettura (quali chiavi di lettura per interpretare gli eventi)
- una visione di scuola OGM? (quale futuro per la scuola?)
Ogni punto, oltre ad una argomentazione del "senso" anche attraverso esemplificazioni, presenta il punto di vista dell'Associazione con il suo ruolo ora problematizzante ora propositivo.
In allegato: il testo del pronunciamento
![]()
L'Aimc in audizione
L'Associazione è stata fra i soggetti dell'audizione del 3 febbraio 2009 presso la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Un'audizione informale tenuta dal Comitato ristretto istituito per l'esame delle proposte di legge 953 Aprea, adottata come testo base, e sulle abbinate 808 e 813 Napoli, 1199 Frassinetti, 1262 De Torre, 1468 De Pasquale e 1710 Cota.
Il documento predisposto dall'Associazione, che prende in esame i nuclei essenziali di una griglia proposta per l'audizione stessa, è articolato in:
- una premessa comune stilata con altre associazioni professionali ( Aimc, Cidi, Fnism, LeganbienteSF, Mce, Uciim);
- osservazioni su tre nuclei tematici:
autogoverno delle istituzioni scolastiche
stato giuridico dei docenti
percorsi di formazione iniziale, abilitazione all'insegnamento e modalità di reclutamento;
- proposte per la valorizzazione dell'associazionismo.
Prenderne visione può rendere più agevole sia cogliere il punto di vista dell'Aimc sia farsi un'idea propria su aspetti che possono sembrare distanti dal quotidiano scolastico, ma che si riverberano direttamente nell' essere professionisti nella scuola di oggi e di domani.
In allegato il testo presentato all'audizione.
![]()
Non è semplice "operazione di manutenzione"
Consiglio Nazionale e Conferenza dei Presidenti regionali Aimc, nella seduta congiunta dell' 11 e 12 ottobre 2008, hanno preso in esame, in apposite Commissioni, alcuni punti-snodo rintracciabili nel Decreto 137 e nella normativa ad esso collegata o collegabile:
- insegnante unico
- tempo scuola
- valutazione
- partecipazione
In allegato il documento approvato, costruito nella coerenza con il cammino associativo, che apre ad ulteriori approfondimenti tramite gruppi di ricerca e di studio da attivare sulle medesime tematiche e sullo stato giuridico dei docenti.
![]()
Diversità: risorsa, non inciampo
La Camera ha approvato la mozione in materia di ''accesso degli studenti stranieri alla scuola dell'obbligo'', primo firmatario l'on Cota della Lega Nord.
Le modifiche che il testo approvato presenta rispetto a quello d'ingresso ( nella parte "impegna il Governo" compare "favorendo" invece di "autorizzando" e "classi d'inserimento" invece di "classi ponte") non cambiano di una virgola la sostanza del documento.
L'Aimc, senza voler minimizzare i problemi organizzativi e didattici che l'ingresso degli alunni stranieri pone, ma considerando al tempo stesso il gradiente etico che ogni azione di aula deve contenere, non può accettare la soluzione proposta delle classi ponte o d'inserimento, perché discriminante e non rispettosa dei diritti della persona.
In allegato: la mozione approvata, con evidenziate in rosso le modifiche, e il comunicato stampa
![]()
Caro ministro Brunetta, non siamo d'accordo
I pesanti giudizi espressi dal Ministro Brunetta sugli insegnanti, categoria a suo avviso di fannulloni superpagati, sono decisamente irricevibili per l'Associazione, che anche in tempi grigi come gli attuali vede schiere di insegnanti spendersi non solo in un quotidiano esercizio competente della professione, ma anche in un impegno costante di aggiornamento... ovviamente a proprie spese.
In allegato il comunicato stampa.
![]()
Un breve ma pesante Decreto
Dall'audizione di giugno al disegno di legge di agosto al Decreto 137 del 1° settembre : u n itinerario che registra notevoli differenze nelle proposte del Ministro Gelmini per la scuola, ulteriormente dettagliate da dichiarazioni che si susseguono a ritmo incalzante, andando anche oltre l'articolato normativo.
Dal riaffacciarsi dell'insegnante unico nella scuola primaria all'orario base di 24 ore, dal ritorno dei voti all'ora di "Cittadinanza e Costituzione", dal ripristino del voto in condotta agli inevitabili "tagli" agli organici per ragioni di bilancio…
L'Aimc, sulla base, come consueto, di un serio e onesto esame critico della normativa condotto alla luce dell' irrinunciabile idea di una scuola comunità della e per la persona, si è espressa in merito con un comunicato stampa dell'11 settembre e con un più articolato documento proposto all'Audizione alla VII Commissione della Camera del 16 settembre.
Sul numero de "Il maestro" di settembre, inoltre, sono pubblicati gli esiti della rilevazione condotta sulle più calde novità di inizio d'anno scolastico fra i partecipanti al Seminario nazionale di Chianciano (6-7 settembre 2008).
![]()
Sarebbe bene distinguere
Un articolo apparso sul Corriere della Sera del 20 luglio 2008 a firma di Sergio Rizzo parla di 700 insegnanti "scomparsi" dalle aule e solleva interrogativi sull'utilità dei "distacchi" presso associazioni che a vario titolo di occupano di formazione.
Tre Associazioni storiche dei professionisti di scuola, tra le quali l'Aimc, intervengono con una lettera richiamando la ratio delle utilizzazioni, ponendo doverosi distinguo fra situazioni molto diverse tra di loro e ribadendo l'urgenza di stabilire criteri precisi che guidino con trasparenza l'operazione, per evitare letture improprie e mortificanti.
In allegato il testo integrale della lettera, pubblicata dal Corriere della Sera sul numero del 22 luglio senza le parti evidenziate in giallo.
![]()
Educazione non fa rima con selezione
La proposta di rilevare le impronte digitali ai piccoli Rom non può che suscitare perplessità, se non indignazione, nei professionisti di scuola.
La Presidenza nazionale Aimc, in un comunicato, stigmatizza il ricorso a scorciatoie lesive della dignità umana, che nessun presunto “buon fine” può giustificare.
In allegato il testo del comunicato stampa.
![]()
Nel dibattito europeo
Con l’articolo “Corresponsabilità nella pluralità delle offerte. Una riflessione che viene da lontano”, l’Associazione ha espresso il suo parere, sull ’elaborazione di un documento europeo sui diritti dell’infanzia, prendendo parte attiva al dibattito promosso su questo tema dalla. rivista Bambini, Edizioni junior.
Si tratta, come ben evidenzia il titolo, di …una riflessione che viene da lontano e che rappresenta il punto di elaborazione di un’Aimc da sempre attenta alle problematiche dell’infanzia e della sua scuola.
L’esperienza della scuola dell’infanzia italiana è, di fatto, volano di riflessione e costituisce un esplicito invito a riflettere sull’effettiva coerenza della scuola e della rete dei servizi per l’infanzia nel fornire risposte educative ai bisogni reali dei bambini che corrono il pericolo di essere posti in secondo piano rispetto a quelli del mondo adulto.
In allegato il testo integrale dell’articolo.
![]()
Il Consiglio nazionale alla scuola e ai politici
Nella piena coscienza del momento particolarmente complesso che il nostro Paese attraversa e della conseguenti difficoltà in cui la scuola si trova ancora una volta ad operare,
il Consiglio Nazionale dell’Aimc
si rivolge ai politi di ogni schieramento, a quanti avranno responsabilità decisionale nella prossima legislatura, a tutti quelli che operano all’interno della comunità scolastica per una crescita professionale ed educativa:
- riaffermando consapevolezze maturate
- avanzando precise richieste
- impegnando l’Associazione tutta su fronti responsabilizzanti
nella prospettiva di stringere un patto per contribuire alla costruzione del bene comune
In
allegato il documento ai colleghi docenti e dirigenti della scuola e il documento ai politici![]()
Il Coordinamento Nazionale per le Politiche dell’Infanzia e della Sua Scuola
incontra il Vice Ministro Bastico
Il 16 gennaio 2008, il Viceministro Bastico è tornato ad incontrare il Coordinamento Nazionale per le Politiche dell’Infanzia e della Sua Scuola.
I temi affrontati, alla presenza del Direttore generale per gli Ordinamenti Dutto, del dirigente tecnico Cerini e del dott. Govi, sono sommariamente richiamati nel Comunicato unitario sottoscritto dai diversi soggetti - associazioni professionali Aimc, ANDIS, CIDI, FNISM, MCE e organizzazioni sindacali della scuola Cisl Scuola, FLC-CGIL, UIL Scuola, Snals Confsal .
![]()
L'esame delle "Misure di accompagnamento alla costruzione del curricolo di scuola secondo le Indicazioni per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo (febbraio - agosto 2008)", relative al piano di formazione sulle Indicazioni per il curricolo, apre interrogativi di non poco conto.
L'Aimc li propone alla riflessione dei professionisti di scuola, unitamente ad alcune sottolineature, richiamando l'attenzione sul pericolo che la costruzione del curricolo porti alla confusione tra fini e mezzi.
In allegato il testo commentato.
L’intolleranza non giova alla comunità
Quanto accaduto all’università “La Sapienza” inquieta sotto il profilo umano, culturale, sociale, etico.
L’Aimc nel suo comunicato stampa apre interrogativi sul piano educativo e conferma l’impegno dei soci a farsi costruttori di pace e testimoni dell’antropologia cristiana.
ASSOCIAZIONE
ITALIANA MAESTRI CATTOLICI
V
Lezione di saggezza a… “La Sapienza”
“Non possumus”: non motivata dichiarazione di non assenso, ma questa volta decisione umanamente sofferta, impastata da amarezza, ma anche e, soprattutto, da preoccupazione per i… dissidenti de La Sapienza, per la loro incolumità, per non fomentare involontariamente moti di ribellione che si sa come cominciano, ma non come finiscono.
Ciò che è successo è pesante e rivelativo di una preoccupante mentalità che sta sempre più dilagando.
È grave che si sia impedito con beceri striscioni e minacce di dimostrazioni accese l’ingresso del Papa, per altro su invito, in una università. Il Papa, al di là della fede che ciascuno professa, è espressione di un modo di vedere la vita, di stare nella storia e concorrere a costruirla condiviso da milioni di persone. È, dunque, innegabilmente espressione alta di una “cultura”.
È inquietante che un’università, che gli stessi suoi “abitanti” dichiarano luogo privilegiato della ricerca, abbia di fatto chiuso le sue porte. La ricerca chiede ascolto intelligente, mente libera da pregiudizi, confronto leale anche se difficile col pensiero plurale. Ogni qualvolta si difende la libertà della ricerca alzando barricate, si rende asfittica la ricerca stessa.
È disorientante registrare, proprio da parte di persone che si autodefiniscono “di cultura”, l’ibridazione fra due termini: laicità e laicismo. L’università La Sapienza è laica, nessuno lo nega. Ha una propria identità non confessionale, ma da qui a rifiutare l’ascolto di un autorevole rappresentante di un’importante confessione religiosa ce ne corre. La laicità nasce e cresce nel rispetto e si alimenta del pensiero critico che dimostra di essere adulto quando non teme, anzi vuole l’ascolto sereno.
Non sta a noi pesare le responsabilità dei singoli in ciò che è accaduto. Siamo però provocati sul piano educativo a porci alcuni interrogativi: quel manipolo di docenti dissidenti quale clima e quale messaggio costruiscono nella relazionalità quotidiana con i loro studenti? Ma tutta la società adulta quali esempi di rispetto vero e volontà di ascolto reciproco ha dato e dà a quei ragazzi/studenti ancora facilmente strumentalizzabili? Quale attenzione si pone a loro come persone, prima ancora che come specializzandi o specializzati?
Questa volta la saggezza del Papa ha arginato la spirale di violenza che da La Sapienza di Roma poteva generarsi, ma ciò non esime nessuno dal riesaminare il proprio apporto educativo.
Senza voler ingigantire un fatto, anche se grave, tuttavia da esso nascono un monito e un appello a tutti e per tutti. L’intolleranza è potere strisciante, si annida facilmente nell’animo umano e, se trova consensi, cresce e si diffonde, diventando mentalità. È un tarlo nascosto che oggi va combattuto perché astorico, per il pluralismo che connota l’attuale stagione, e perché generativo di tensioni, frantumazioni e violenza. Come educatori e come credenti ci sentiamo chiamati a rinnovare l’impegno per farci costruttori di pace, testimoni di quell’antropologia cristiana che non si accorda né con il qualunquismo né con alcuna forma di integralismo, ma si concretizza nel rispetto, nel dialogo, nella ricerca del bene comune.
L’intolleranza non giova né alla cultura, né alla religione, né tanto meno alla persona e alla comunità. Erano ben tristi le immagini oggi rimandate dai media di studenti imbavagliati e di studenti che fronteggiavano le forze dell’ordine. Scene da film, eppure era l’inaugurazione di un anno accademico di un’antica università nell’Italia del 2008.
La presidenza nazionale Aimc
Roma, 17 gennaio 2008
![]()
Voler bene ai ragazzi e alle scuole della Campania
APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI DELLA SCUOLA E DEGLI EDUCATORI.
ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE “VOLER BENE ALLA CAMPANIA”
19 GENNAIO - NAPOLI.
La drammatica emergenza dei rifiuti in Campania, accanto ai danni sanitari, ambientali e d’immagine per tutto il Paese, sta producendo un danno educativo e culturale di incalcolabile dimensione.
Tutti i cittadini e le istituzioni devono essere consapevoli che, quando nel territorio prendono il sopravvento l’illegalità ed il degrado ambientale e sociale, si compromette, fino a vanificarlo, il faticoso lavoro quotidiano che si svolge nelle scuole, per educare cittadini consapevoli, responsabili e rispettosi della res publica.
Le situazioni territoriali di degrado in cui operano le scuole sono purtroppo tante nel nostro Paese, in particolare nel Mezzogiorno, ed oggi quella campana le rappresenta in modo drammatico ed estremo. Le responsabilità di chi rappresenta le Istituzioni deputate al governo del territorio e delle problematiche ambientali sono enormi ed hanno creato una situazione grave, che compromette pesantemente anche la possibilità per l’istituzione scolastica di assolvere al proprio ruolo.
Nella mancanza di legalità non si sviluppa la cittadinanza, nel vuoto istituzionale non si sviluppa responsabilità, nell’assenza di diritti e doveri non si può educare.
Le associazioni firmatarie invitano gli insegnanti a testimoniare l’impegno delle scuole ad essere presìdi di legalità, luoghi di esercizio del senso civico, di rispetto delle regole e delle istituzioni, di valorizzazione e cura del proprio territorio.
Il mondo della scuola deve unire la sua voce a quella della società civile responsabile e delle Amministrazioni comunali virtuose, che operano per il ripristino della legalità e del rispetto del territorio e della salute in Campania, per promuovere fiducia nei giovani, per dimostrare che cambiare si può e si deve e che un’altra Campania, non solo è possibile, ma esiste già nelle pratiche scolastiche di qualità, diffuse in numerose aree di questo territorio.
Le associazioni professionali della scuola rivolgono un appello pressante a tutte le istituzioni competenti affinché, anche in questa situazione così straordinaria, garantiscano l’apertura degli istituti scolastici ed il regolare svolgimento delle attività didattiche.
Per tutto questo, le Associazioni firmatarie aderiscono alla manifestazione “Voler bene alla Campania” che si svolgerà il 19 gennaio a Napoli ed invitano le scuole, gli insegnanti, gli studenti, gli educatori, le persone di cultura ad aderire e partecipare.
Appello promosso da: ADI, AIMC, ANDIS, APEF, CIDI, DIESSE, FNISM, Legambiente Scuola e Formazione, MCE, UCIIM.
Hanno aderito all’appello:
Cisl Scuola nazionale; Flc Cgil nazionale; Uil Scuola nazionale; Cisl Scuola Campania; Flc Scuola Campania; Uil Scuola Campania.
Altre adesioni di scuole e di associazioni:
Adesioni individuali:
![]()
Confrontarsi con le Indicazioni
Una prima riflessione a caldo sul testo delle Indicazioni condotta da CN e CPR nella seduta del 16 settembre 2007.
individua motivi di apprezzamento e punti di criticità;
“posiziona” la formazione come condizione indispensabile per assumere la sfida della costruzione in progress a più mani delle Indicazioni;
prospetta istanze alle quali l’Associazione intende rispondere per continuare a stare, come è nel suo stile, “dalla parte della scuola”.
![]()
Nella conferenza stampa del 4 settembre 2007 sono state presentate le Indicazioni per il curricolo.
Si apre così un biennio già definito laboratorio, durante il quale le istituzioni scolastiche elaboreranno l'offerta formativa avendo a riferimento "con gradualità le Indicazioni definite in via sperimentale" secondo quanto prevede il D.m. del 31 luglio 2007.
L'itinerario attuativo di questo "importante cantiere biennale di lavoro", tracciato nella Direttiva n. 68 del 3 agosto 2007, prevede un sistema di supporto comprendente iniziative "mirate allo sviluppo professionale dei docenti... anche in collaborazione con le associazioni professionali" e una "consultazione nazionale nelle scuole da realizzare nella primavera 2008".
![]()
L'Aimc in audizione
L'Associazione è stata fra i soggetti dell'audizione del 18 luglio 2007 alla VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati relativa alle problematiche connesse alla riforma del secondo ciclo del sistema educativo nazionale e di quello di istruzione e formazione professionale.
Un'occasione importante per esprimere riflessioni e proposte su un tema che potrebbe sembrare non di stretta pertinenza dell'Aimc, ma che ci vede, al contrario, molto attenti proprio per l'ottica globale con la quale riteniamo doveroso affrontare ogni aspetto o problema particolare del sistema scolastico-formativo.
In allegato il testo presentato all'audizione.
![]()
|
Al CNPI la bozza delle Indicazioni E' stata consegnata in data 12 luglio 2007 all'Ufficio di Presidenza del CNPI la bozza delle nuove Indicazioni per il curricolo, perché l'organismo possa esprimere il suo parere obbligatorio, ma non vincolante. La mettiamo a disposizione in allegato per un primo approccio, con l'ovvia avvertenza che si tratta di versione non definitiva del documento.
|
Espresso il parere del CNPI Il CNPI in data 26 luglio 2007 ha espresso all'unanimità il parere richiesto dal Ministro sulle "Indicazioni per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione" e sul relativo decreto ministeriale. Un parere espresso "anche nella logica di accompagnare il percorso graduale e di prima attuazione" e che l'organo collegiale propone come primo passo di un iter dai tempi più distesi, per affrontare adeguatamente i nodi problematici emersi
|
![]()
Il Viceministro Bastico risponde al comunicato Aimc
Accogliamo con soddisfazione la risposta del Viceministro Bastico al Comunicato dell’Associazione sulla sperimentazione delle sezioni primavera o ponte per l’anno scolastico 2007-08, segno di un’attenzione non frequentemente registrabile.
La condivisione espressa di alcuni interrogativi e proposte presenti nel comunicato apre alla speranza per il futuro.
L’Aimc seguirà l’evoluzione di questo “passaggio” importante e delicato per la scuola dell’infanzia con l’ attenzione e l’atteggiamento critico-propositivo consueti.
_____________________________________________
In autunno sarà primavera?
Di fronte alla nota ministeriale 235 che "lancia" la sperimentazione delle sezioni primavera o ponte per l'anno scolastico 2007-08, l'Aimc propone elementi di pensosità e piste di riflessione per aiutare a mettere a fuoco quello che sta "dietro" la normativa e gli sbocchi ai quali si può pervenire.
Preoccupazione costante: attenzione alla
qualità
In questi giorni la scuola dell’infanzia è in fibrillazione per la nota n. 235 più conosciuta come documento “sezioni primavera”, denominazione restrittiva e imprecisa per la definizione della tipologia del nuovo “servizio integrativo” di cui si propone la sperimentazione per l’anno scolastico 2007-2008.
L’Associazione, in coerenza con il suo stile di criticità costruttiva, esprime alcune considerazioni al riguardo che vanno nella direzione di riflessioni di ampio respiro nonché di considerazioni specifiche.
Riflessioni di ampio respiro
Considerando la storia travagliata della scuola dell’infanzia e la vicenda, abbastanza recente, degli “anticipi”, l’Associazione si fa portavoce dei comprensibili timori di chi in tale scuola spende quotidianamente la propria professionalità.
La nota n. 235, frutto dell’accordo tra Governo, Regioni ed Enti Locali, si prefigge di realizzare, durante il nuovo anno scolastico, 1000-1100 sezioni sperimentali per bambini dai 24 ai 36 mesi. Tali sezioni si configurano come servizi socio-educativi integrativi dell’offerta di asili nido e di scuola dell’infanzia che, come ribadito nell’Accordo raggiunto in sede di Conferenza unificata e nel Comunicato del viceministro Bastico, “restano le tipologie fondamentali… previste dall’ordinamento giuridico”. Sulla base di queste affermazioni si registra la difficoltà a cogliere il nesso tra, da un lato, incremento dei nidi e generalizzazione della scuola dell’infanzia e, dall’altro, sperimentazione di uno specifico servizio socio-educativo “aggregato”.
L’operazione ha richiesto l’intervento coordinato in termini progettuali e finanziari di tre Ministeri (Pubblica Istruzione, Politiche per la Famiglia e della Solidarietà Sociale) per rispondere sia alla domanda sociale delle famiglie, sia alla richiesta dell’Unione europea di innalzare al 33%, entro il 2010, l’indice di copertura degli asili nido rispetto alla popolazione di riferimento, attualmente al 9,6 % nel nostro Paese. Tale impegno si sarebbe potuto forse più utilmente spendere sull’esistente con finalità perequative per superare la difformità di risposte qualitative e quantitative presenti sul territorio nazionale. Sarebbe stato così possibile incrementare la rete dei nidi e garantire l’effettiva generalizzazione della scuola dell’infanzia attraverso il potenziamento di un reale sistema pubblico integrato che trova la sua ragion d’essere nel diritto di tutti i bambini dai tre a sei anni a una scuola di qualità basata su standard nazionali come garanzia di pari opportunità.
Non si può, inoltre, tacere su altri due aspetti:
- il linguaggio usato nella nota appare più congeniale alle scuole paritarie e comunali che non a quelle statali. I termini ente gestore, retta…, infatti, non trovano rispondenza immediata nel lessico e nell’organizzazione attuale della scuola dell’infanzia statale;
- la mancanza di riferimenti alla preventiva acquisizione della delibera del Collegio dei docenti e del Consiglio di circolo/istituto dell’unità scolastica interessata alla sperimentazione apre una riflessione in merito alle potestà effettivamente esercitate dagli organismi di partecipazione propri di una scuola autonoma.
Considerazioni specifiche
La riflessione dell’Aimc ha preso in considerazione le implicazioni istituzionali e le condizioni di fattibilità strettamente collegate al Progetto di sperimentazione che, come ribadisce l’Accordo sottoscritto in sede di Conferenza unificata (14 giugno 2007) ha “carattere fortemente sperimentale ed è da considerarsi riferita solo al periodo corrispondente all’anno scolastico 2007-2008”.
In particolare, si rilevano una serie di aspetti problematici riconducibili all’esigenza di:
- definizione chiara dell’identità di questo nuovo servizio socio-educativo non assimilabile né
al nido né alla scuola dell’infanzia;
- declinazione di criteri, pur ampi, del profilo professionale di chi vi opera (educatori? assistenti? docenti?);
- maggiore chiarezza circa le procedure relative al reperimento di detto personale che, se lasciato completamente alla discrezione delle singole scuole, potrebbe, specie nella scuola statale, introdurre un pericoloso precedente di chiamata diretta;
- regolamentazione del ricorso ai contratti di prestazione d’opera, per evitare che diventino l’unica modalità di reperimento del personale, con inevitabili contraccolpi sul profilo professionale del docente;
- individuazione di modalità gestionali che tengano conto delle differenziazioni esistenti tra le scuole dell’infanzia statali, paritarie, comunali…, facenti tutte parte del sistema pubblico integrato;
- orientamento di tipo perequativo per indicatori e standard di funzionamento in carico alla potestà legislativa regionale;
- messa a punto di azioni di monitoraggio per rilevare il livello qualitativo delle esperienze attivate.
Queste considerazioni nascono dalla preoccupazione del Consiglio nazionale Aimc, riunitosi insieme alla Conferenza dei Presidenti Regionali, nei confronti di un progetto che sotto la voce “sperimentazione” potrebbe, se non valutato e gestito secondo parametri di vera qualità, introdurre ricadute improprie tali da modificare gli stessi assetti ordinamentali della scuola dell’infanzia.
Roma, 2 luglio 2007 Il Consiglio nazionale e la Conferenza Presidenti Regionali
Oscurato il sito dell'orgoglio pedofilo
ASSOCIAZIONE
ITALIANA MAESTRI CATTOLICI
Vergogna
dell’orgoglio
Il Boy Love Day
Al primo impatto la reazione è di sconcerto. Poi un tentativo di darsi una spiegazione: forse è solo un modo di provocare quello del Boy Love Day? La ragione e il sentimento cercano di contenere l’orrore.
Se anche fosse solo una provocazione, saremmo a livello massimo di stoltezza e irresponsabilità.
Se poi la giornata del 23 giugno è reale e intenzionale, una mente sana non trova più appigli neppure per comprendere.
L’oscurare un sito è un rimedio all’emergenza che può, però, assumere la forza di un segno che va ben oltre.
Oscurare, in questo caso, non può essere un semplice non voler far conoscere, non voler vedere, rimuovere: sarebbe comportamento omertoso. Oscurare è condannare; parola forte ma, in questo caso, inevitabile. Non ci sono articoli di legge, non ci sono diritti a cui appellarsi, come non ci possono essere attenuanti di fronte a violenze efferate, perversioni disumane a danno di chi dagli adulti si aspetta – e questo sì è un sacrosanto diritto – tutela, premura, amore pulito e vero.
Dopo la condanna senza appello, un’inquietudine resta. Come è possibile non solo che si consumino tali violenze, ma che addirittura se ne faccia motivo di vanto?
Di fronte ad un fenomeno grave che si sta diffondendo e che ora ha raggiunto l’improntitudine di manifestarsi con “orgoglio”, è urgente un vero e serio patto tra soggetti plurali per concorrere responsabilmente ad arginare una deriva che, oltre a “uccidere” l’infanzia, erode i connotati fondanti dell’umanità.
Roma, 14 giugno 2007 La Presidenza Nazionale Aimc
L’Aimc ha molto apprezzato il messaggio del Presidente della Repubblica al ministro Fioroni in occasione della settimana “La scuola siamo noi”.
Un messaggio stimante, che ripropone la consapevolezza del delicato compito affidato all’istituzione scolastica e ai suoi professionisti.
La Presidenza nazionale, nel comunicato stampa relativo al messaggio, ringrazia il Presidente per “parole da tempo attese”.
ASSOCIAZIONE
ITALIANA MAESTRI CATTOLICI
Una
parola attesa
Ogni
messaggio del Presidente della Repubblica è in sé meritevole di attenzione per
l’alta funzione del firmatario generativa di forza appellante e orientante per
l’intero Paese. Oggetto del messaggio, un’istituzione portante in una società
democratica: la scuola. Al di là dell’occasione immediata che ha motivato
l’iniziativa del Presidente, la settimana dedicata alla scuola per decisione
del Ministero della P.I., il messaggio riveste particolare valore sia per le
affermazioni che contiene sia per il contesto, quello attuale, in cui si
colloca.
Dichiarare
con convinzione che la scuola è ambiente sano e riproporne la funzione
determinante per i singoli e per la collettività, è autorevole invito a
modificare il purtroppo diffuso sguardo qualunquistico con cui spesso ci si
accosta a problematiche complesse, più mossi da curiosità di cronaca che da
reale volontà di investimento responsabile.
Il
messaggio del primo cittadino può infatti favorire, da parte di tutti coloro
che hanno a cuore i ragazzi, il loro futuro, la qualità umana della società,
un approccio al mondo della scuola con quella necessaria accortezza che è
dovuta ad ogni contesto abitato da persone e finalizzato alla formazione.
Un’accortezza da non intendere come rinuncia al costruttivo senso critico, ma
che compone quest’ultimo con la consapevolezza del significativo compito
affidato alla scuola stessa.
Conoscere
il positivo che in essa c’è e che sovente resta sommerso, condividerne
preoccupazioni e attese, farla sentire oggetto di motivata premura sono concrete
modalità attraverso le quali la scuola può consolidare equilibrata e positiva
percezione di sé e, attraverso tutto ciò, farsi contesto vitale ed esperienza
ad alto gradiente di umanità per i bambini e i giovani che in essa transitano.
Il
messaggio del Presidente è diretto allora anche a tutti coloro che nella scuola
operano e può, se avrà la dovuta risonanza, concorrere a recupero
motivazionale, a rafforzamento del mandato sociale e, perché no, a legittima
soddisfazione nel vedere apprezzata una fatica silenziosa e costante.
L’effetto di positività inevitabilmente si estende a quanti “camminano” accanto alla scuola, intendono sostenerla nella ricerca mai definitiva di qualità, aiutarla nell’affinare le necessarie competenze, favorirne la risignificazione continua. Il mondo dell’associazionismo professionale, anch’esso come la scuola spesso non conosciuto e forse poco stimato, ringrazia il Presidente per parole da tempo attese.
Roma,
19 maggio 2007
La presidenza nazionale Aimc
Il documento in oggetto ha il pregio di offrire una prima risposta ad un interrogativo che in questi ultimi tempi si è andato facendo pressante e che può essere, anche se non da solo, motivo di quel malessere che attraversa l’istituzione scolastica: a che serve la scuola? Quale la sua mission?
In tal modo il documento va a colmare un vuoto, consente approcci di rimotivazione di ampio respiro utilizzando, nel contempo, una struttura agile ed un lessico piano e scorrevole.
La centralità della persona, espressione divenuta tanto consueta da risultare quasi erosa nel suo significato originale, è declinata secondo tratti di concretezza: originalità e singolarità, identità articolata, capacità e potenzialità,… ma soprattutto colta nel suo essere “persona che apprende”, collocata nel qui e ora, con precise domande esistenziali e in ricerca di orientamenti di senso. All’apprendimento è con chiarezza riconosciuto il legittimo primato sull’insegnamento e in questo modo si dà veramente corpo alla centralità del soggetto in formazione. Persona pensata non come individuo, ma soggetto inserito in una relazionalità che favorisce ed è condizione dello stesso apprendere. Persona immersa in una complessità che richiede competenza di vita (individuabile in quei “saperi” ben delineati nel paragrafo “Per un nuovo umanesimo”)
Certamente da ascrivere a positività
- lo scenario multiculturale
- l’integrazione fra formazione scientifica e umanistica, distinte, ma non distanti, anzi interagenti
- il superamento della logica dei microprogetti per una vera e propria progettualità di scuola
- l’abbracciare tutto il percorso scolastico fino dalle prime fasi di formazione (inclusione della scuola dell’infanzia).
Accanto a questo, alcuni elementi di criticità:
- debolmente argomentata la funzione pubblica della scuola, che nel testo pare quasi unicamente relegata alla pur importante, ma non onnicomprensiva tematica delle forme di diversità o di svantaggio;
-
erroneamente utilizzata l’espressione del “trasmettere” le
conoscenze quasi a rinforzare un’idea di scuola trasmissiva, appunto, non
coerente con l’intero impianto;
-
infine, indubbiamente non accettabile l’affermazione della scuola che
“può” “insegnare ad essere” affiancato al compito dell’“insegnare
ad apprendere”. Si introduce una pericolosa dicotomia fra apprendere ed
essere. Insegnare ad essere non è opzionale per la scuola anzi è lo scopo
ultimo che dà senso all’impegno specifico dell’insegnare ad apprendere. Si
apprende per la vita, per discerne, decidere, per “affrontare positivamente
l’incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali e professionali, presenti
e futuri”.
Il
curricolo nella scuola dell’autonomia
Il Documento permette di scorgere la complessità insita nella costruzione del curricolo come spazio di crescita personale e professionale che esige una riflessione sul cosa e sul come delineare un percorso formativo, esplicitando scelte adottate a partire da bisogni fondamentali della persona situata in un preciso contesto temporale e spaziale.
Da un’attenta lettura emergono aspetti di positività e aspetti di
criticità che vale la pena segnalare in questa fase di messa a punto.
Aspetti
positivi
-
il pieno recupero della logica curricolare che ha segnato da lungo tempo
la riflessione pedagogica e la prassi didattica;
-
il consegnare alla responsabilità della scuola, di cui si riconosce la
piena e legittima autonomia e la responsabilità della progettualità didattica,
la costruzione del curricolo per il quali due sono i criteri segnalati:
l’unitarietà dell’apprendimento e la personalizzazione dei percorsi negli
scenari di un nuovo umanesimo;
-
il recupero della pedagogia dell’errore che apre possibilità per una
reale valutazione autentica e non finalizzata all’arido, spesso inutile se non
dannoso, giudizio;
-
il passaggio dall’ormai noto “imparare ad imparare” all’
“imparre a inventare” recuperando l’attenzione alla creatività della
persona ed evidenziando come il vero apprendimento non solo serve per risolvere
situazioni problematiche e complesse proprie del vivere, ma anche per attrezzare
ad affrontare l’incertezza dimensione tipica dell’oggi;
-
la doverosa restituzione alla scuola della scelta relativa agli strumenti
di documentazione accompagnata dall’altrettanto doverosa prescrittività della
documetazione stessa finalizzata alla valutazione formativa;
-
l’idea della scuola come “comunità” (di pratiche, di dialogo, di
diversità, di persone) che costituisce il terreno di coltura dello stesso
curricolo, comunità come contesto educativo e professionale in continuo
divenire e con ruolo non marginale nella crescita di ciascuno (sia alunno che
professionista). Questa parte relativa alla comunità potrebbe diventare
l’incipit di questo allegato.
Aspetti di criticità
-
lo scarso riferimento al quadro europeo e planetario così ben
sottolineato, invece, nel documento di base;
-
la debole sottolineatura dell’integrazione fra il “cosa” insegnare
e il “come”, recuperando l’esigenza di una scuola in grado di attivare
percorsi che mirino a formare un’attitudine per porre e trattare problemi
utilizzando principi organizzatori in cui i saperi si colleghino, acquistino
senso e al tempo stesso garantiscano la necessaria flessibilità mentale. In
sintesi, si tratta di favorire una forma mentis in grado di affrontare
l’incertezza facendo fronte a problemi multidimensionali, globali e
fondamentali collocando in una visione sistemica le situazioni che la vita
presenta;
-
l’impropria e riduttiva insistenza sull’idea di “trasmissione”
culturale senza nominare mai la
valenza di costruzione di cultura che è aspetto proprio anche della scuola e,
soprattutto, di una scuola così come tratteggiata nel documento di base;
-
il ricorrere, sul piano lessicale, a termini ormai familiari per la
scuola, ma utilizzati a volte con accezioni diverse rispetto al passato;
particolare attenzione va prestata a termini quali: conoscenze, abilità,
obiettivi di apprendimento. A questo si aggiunge, rispetto al termine
competenza, una pericolosa oscillazione, all’interno dello stesso documento,
fra l’utilizzo del termine al singolare e al plurale con mutazione di
significato, ad esempio alla pagina 4 si utilizza il termine competenza nel
significato di sapere di vita e poche righe sotto si afferma che gli obiettivi
di apprendimento sono finalizzati allo sviluppo delle competenze; nella stessa
nota a pie’ di pagina sembra che la distinzione
fra competenze ed abilità si determini solo sulla base della complessità del
problema da affrontare: è proprio questo che definisce il significato dei due
termini?
-
il riemergere degli “ambiti” disciplinari
fino a dichiararne la loro composizione (ambito linguistico- espressivo,
antropologico, matematico-scientifico), oltre ad avere il sapore di un ritorno
al passato, è poco coerente con il concetto di gestire la complessità in cui
è lo stesso “problema” di vita a determinare non aprioristicamente il
convergere e l’aggregarsi di più discipline, delle quali peraltro è
innegabile il valore formativo. Ancora, mal si coniuga con l’affidare alla
scuola la costruzione del curricolo per un apprendimento unitario che chiede
padronanza disciplinare, ma che non corrisponde alla somma delle varie
discipline;
-
il riproporre l’iter dagli ambiti alle discipline, passando per l’interdisciplinarità
e senza chiamare in causa la transdisciplinarità, non garantisce né
l’unitarietà dell’apprendimento da vedere non come esito, ma
generata dal nucleo comune degli stessi statuti epistemologici disciplinari, né
l’unitarietà del processo personale di costruzione di significati e poco si
addice ad una scuola che attraverso il conoscere vuol aiutare la costruzione di
un “sapere non inerte”, superando le conoscenze frammentate e favorendo la
loro composizione in un quadro di senso;
-
proprio in ragione della costruzione del curricolo potrebbe risultare
fuorviante l’uso di metafore statiche (es: “mosaico”) per non ridurre la
vitalità dello stesso curricolo, come pure appare improprio definire le istanze
ambientali come “condizionamenti ambientali” dando un’accezione negativa
al rapporto con la realtà territoriale.
Indicazioni…
per le nuove Indicazioni
Il Documento “Cultura scuola persona” potrebbe costituire una buona
premessa valida per tutta la scuola. In tal caso, avrebbe necessità di essere
alleggerito da qualche ridondanza e asciugato in qualche sua parte per evitare
sbilanciamento rispetto alle parti successive.
Su questa cornice di senso (possibile Premessa) andrebbe collocata la
declinazione della scuola “comunità” (ultima parte dell’allegato).
Il recupero della logica curricolare, la volorizzazione dell’autonomia
della scuola, la centralità del processo di apprendimento, l’unitarietà del
sapere, la responsabilità della valutazione e la cura della documentazione sono
elementi dell’allegato che, fortemente sintetizzati, potrebbero aprire al
nucleo vero e proprio (ancora da stendere) delle nuove Indicazioni
Nell’andare a stendere le
nuove Indicazioni pare opportuno tenere presente il lavoro faticoso che in
cinque anni le scuole hanno compiuto, valorizzando esperienze realizzate, nella
convinzione che in ogni ricerca vi è sempre qualcosa da rivedere e qualcosa da
conservare. A tale proposito e sulla base dell’ascolto delle scuole, alcune
essenziali considerazioni.
Punti da
non perdere
- la logica dell’ologramma, peraltro di origine moreniana (stessa scuola di pensiero a cui si ispira il documento base) ben si raccorda con quel continuo rimando dal micro al macro e viceversa che il documento di base più volte richiama, senza la quale si creano attese di grande apertura poi mortificate in micro-azioni (vedi esempi riduttivi). Ologramma è parola orami entrata a far parte del linguaggio della scuola e, pertanto, non crea più problemi di comprensione.
- il profilo in uscita è particolarmente adatto per il lavoro di una scuola autonoma chiamata alla costruzione del curricolo. Per evitare derive, un ancoraggio necessario e che non ingessata è, appunto, l’aver chiaro il traguardo da garantire, sul piano delle macro competenze, ad ogni ragazzo al termine di un ciclo scolastico. Una scelta significativa è quella, come pare di intravedere all’attuale stato di elaborazione, di evitare l’errore di un profilo in uscita che non veda coinvolta anche la scuola dell’infanzia. Ciò anche in coerenza con quanto affermato nel documento di base: il formarsi per il nuovo umanesimo si realizza fino dalle prime fasi della formazione.
Aspetti
non promettenti
- occorre non ripetere l’errore della declinazione prolissa, scandita per discipline ed asfissiante degli obiettivi specifici di apprendinento che sono spesso stati assunti come itinerari obbligati catturando l’attenzione più sul “cosa” che non sul “come”, ponendo in secondo piano il processo dell’apprendere e, di fatto, svilendo la centralità del soggetto tanto enfatizzata. Ad una scuola dell’autonomia deve essere riconosciuta la capacità/possibilità di declinare il percorso di apprendimento dentro “ampie maglie” di padronanze disciplinari da garantire.
-
va allontanata definitivamente l’idea di un coordinatore tutor, come
docente “privilegiato”, con il conseguente rischio di una gerarchizzazione
professionale e di un sottrarre alla docenza in quanto tale alcune funzioni
irrinunciabili. Già nel documento sul curricolo viene sottolineata
l’importanza del gruppo docente a cui sono affidati, proprio come gruppo, il
coordinamento, l’accompagnamento, l’orientamento, il rapporto con le
famiglie nelle forme organizzative che il team stesso individuerà più
promettenti, si avverte però l’esigenza di una maggiore chiarezza
nell’espressione di tali rilevanti concetti per non indurre a fraintandimenti
Un
aspetto particolare da considerare
Unità di apprendimento: una proposta didattica divenuta familiare nella scuola e che ha convogliato su di sé, in maniera talvolta anche eccessiva, l’attenzione dei docenti. Con questo occorre fare i conti per un duplice motivo.
Se l’espressione non tornasse, anche se riorientata, nel nuovo documento potrebbe provocare in chi onestamente ci si è impegnato o mortificazione o polemica o delusione. Secondo motivo: l’espressione, unità di apprendimento, è formata da due termini che concettualmente non vanno persi anche perché coerenti con l’impianto del documento di base: la centratura sull’azione dell’apprendere e l’esigenza di tutelarne e garantirne l’unitarietà.
Si tratterà, su tale modalità di azione, di attenuare l’enfasi per evitare il rischio di ingenerare sgradevoli sospetti circa una sorta di “metodo di Stato”. Senza attivare alcuna forma di ostracismo sarà opportuno recuperare l’unità di apprendimento come una delle possibili modalità di lavoro accanto ad altre affidando doverosamente la scelta metodologica a chi è chiamato a costruire e realizzare il curricolo. Ciò che non è da perdere è la tensione verso l’unitarietà dell’apprendimento che però non va confusa o appiattita con lo strumento “unità di apprendimento”.
Comunicato
Associazione Italiana Maestri Cattolici
GIORNATA PER LA FAMIGLIA
Family Day: iniziativa da leggersi con sguardo positivo quale segnale per portare in emersione, chiamando a corresponsabilità, una vera emergenza che direttamente o indirettamente ognuno può constatare.
I profondi e repentini cambiamenti culturali, sociali, di vera e propria mentalità tipici dell’oggi, hanno investito anche l’istituzione familiare, mettendone a dura prova la capacità di rimanere fedele a quella identità che la stessa Carta Costituzionale prevede.
Il consumismo sfrenato, l’individualismo spinto, il mettere al primo posto l’immediato soddisfacimento di ogni personale desiderio, l’incapacità al dialogo, l’idolatria del denaro e del carrierismo, la competizione che diventa conflittualità, l’incapacità a reggere l’urto di fronte alle difficoltà del quotidiano sono alcuni preoccupanti connotati dell’odierna cultura che hanno fatto irruzione anche dentro le mura domestiche. E non poteva essere altrimenti. Il nucleo familiare, il cui valore sta essenzialmente nel farsi contesto esemplare di condivisione, di premura, di corresponsabilità, di relazioni improntate all’amore reciproco, si è trovato gradualmente eroso dall’interno.
La famiglia, fragile, non è in grado da sola di un efficace recupero, né questo può essere realizzato soltanto attraverso il dichiararsi “per” la famiglia. Questo “per” chiede una declinazione concreta che chiama in causa, secondo le varie specificità, soggetti plurali.
Chiama in causa la politica perché attivi interventi sul piano economico, sul piano dei servizi, sul piano del diritto al lavoro, alla casa,...
È chiamata in causa la scuola (e questo è il campo di nostro interesse specifico) perché si faccia contesto in cui non solo i ragazzi e i giovani, ma anche gli adulti che con essa interagiscono facciano esperienza di dialogo, di relazioni non giudicanti finalizzate al bene comune. Una scuola, pertanto, che non accetta deleghe per non deresponsabilizzare, ma che guarda alla corresponsabilità educativa non come limite ma come risorsa.
È chiamata in causa la comunità cristiana. Nella misura in cui riuscirà a farsi testimone sempre più credibile di una logica alternativa a quella corrente e che può, ancora oggi, nonostante tutto orientare scelte di vita, costituirà sostegno per formare persone in grado di affrontare difficoltà, di costruirsi nobili parametri valoriali, di non cercare vie di fuga dall’impegno. Ciò tornerà a vantaggio della famiglia come spazio relazionale che, nutrendosi alla logica evangelica, potrà proporsi come reale, appetibile modello capace di recuperare attenzione ed esercitare attrazione.
La comunità cristiana può essere inoltre sostegno e forza per l’istituzione familiare attivando quei comportamenti che le sono propri per la sua stessa identità, improntati all’accoglienza, all’apertura al dialogo, alla prossimità facendosi, in sintesi, costruttrice di pace.
L’emergenza
famiglia chiede oneste sinergie. Il 12 maggio potrà diventare una giornata per
riorientare, rafforzare, forse riavviare un processo di vera attenzione agli
appelli, anche impliciti, che da essa provengono. Se la sera del 12 calasse il
sipario e seguisse il silenzio, sarebbe solo un’ennesima occasione persa,
lasciando la famiglia stessa nella sua pericolosa solitudine.
Roma,
28 marzo 2007
La presidenza nazionale AIMC
Avvenire, 28 febbraio 2007 - Intervista a Mariangela Prioreschi
